Thriller arabo-veneto

La tormentata estate Unicredit si arricchisce di colpi di scena: dopo le sonore bordate sparate fino a ieri dalla Lega (tramite esponenti del partito e rappresentanti delle Fondazioni) contro Profumo, il Senatur, a sorpresa, dichiara “un fatto positivo” il rafforzamento dei libici in Unicredit. Il camaleontico comportamento del leader del Carroccio suggerisce che forse, qualche influente amico italiano del Colonnello Gheddafi gli abbia intimato di cambiare registro sulla vicenda Unicredit. Oppure le anticipazioni rilasciate in un’intervista a Panorama Economy dal sindaco di Verona, Flavio Tosi (uno dei più fieri oppositori di Profumo) – “le strategie di Profumo non sono chiare e noi potremmo prendere un’altra strada”- nascondono la possibilità di clamorose cessioni delle quote detenute in Unicredit da parte di qualche Fondazione del Nord?
Non ci è dato di sapere. Comunque, sempre a proposito di Fondazioni e in particolare della Fondazione Cariverona, al suo potente Presidente Paolo Biasi è stato formalmente comunicata la chiusura delle indagini preliminari dalla Procura di Teramo, dove lo stesso risulta indagato per bancarotta preferenziale in qualità di ex Presidente del Cda della Bluterma di Colonnella fallita nel 2008, un’ormai ordinaria vicenda di cassa integrazione per i cento lavoratori della Ditta.Ma ci sono clienti e clienti… Paolo Biasi, 72 anni, da 20 alla Cariverona e, quindi , socio di peso di Unicredit ha già condizionato in diverse occasioni l’operato dell’Ad di Unicredit: sarebbe assolutamente normale se non fosse che la famiglia Biasi controlla la Biasi spa di Verona, azienda che naviga in cattive acque, tanto che nel giugno scorso è stata messa in liquidazione, nonostante i corposi prestiti di Unicredit (tra le banche più esposte) e i piani di salvataggio, ultimo quello concordato con Unicredit, Intesa e Bnl, che prevede la vendita del patrimonio immobiliare del gruppo (stima cca 60 mln di euro) per pagare parte dei debiti. Proprio mentre l’azienda annaspava, Paolo Biasi, a più riprese, ha criticato l’operato di Profumo, fino al Febbraio 2009 quando la Cariverona non sottoscrisse la sua quota di bond emessi per il rafforzamento di Unicredit, mentre si discuteva il primo piano di salvataggio della Biasi spa.La liquidazione della Biasi è stata poi affidata a Eugenio Caponi, professionista gradito a Biasi ed anche alle banche. Non sarà un caso, ma Caponi siede come vicepresidente vicario al vertice della Fondazione Cariverona, proprio sotto il presidente Biasi. Tutto all’ombra della Fondazione e quindi di Unicredit. Ma, si sa, “…tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino..”. e così è di oggi la notizia che Biasi, fresco arruolato dalle verdi camice padane nella crociata contro gli “infedeli arabi”, è finito sotto inchiesta per bancarotta preferenziale, con grande imbarazzo del comandante in capo delle truppe leghiste, Tosi, che proprio su di lui aveva puntato tutte le fiches, per mettere cappello sulla presidenza del rinnovando CdA di Cariverona.
Spetterà ora alla magistratura fare fino in fondo pulizia e chiarezza. Nel frattempo, vogliamo dare un consiglio all’ AD Profumo: nella prossima ristampa di quel totem di ipocrisia che è la carta d’integrità aziendale, cancelli per favore la parola “…trasparenza..” perché, alla luce delle vicende veronesi e di quelle siciliane legate alla nomina dei livelli apicali post – riorganizzazione, questa, al pari del motto ”.. .Roma ladrona ..”, rischia di essere “impropriamente abusata “.


Palermo 09.09.2010 Segreteria di Coordinamento Fisac Cgil Banco di Sicilia SpA

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